Domenica in diversi comuni italiani andranno in scena le votazioni che, insieme al referendum, sono il banco di prova ideale per i vari schieramenti politici del Paese, al momento tenuti sapientemente ‘a bacchetta’ dal premier Draghi.
Ma è abbastanza evidente che sotto le ceneri cova un fuoco pronto a sprigionarsi, per divorare quanto prima tutto e tutti. Dunque, conflitto ucraino a parte, da qualche giorno ciascun leader ha timidamente ricominciato a far ‘politica’.
Da Renzi (che in realtà è l’unico a non aver mai smesso di proporre e proporsi), che sta lavorando per abolire il Rdc – a suo dire causa di tutti i mali economici italici – a Conte, che si sta battendo per il salario minimo garantito, fra l’altro oggi ‘passato’ anche a livello europeo. E poi ecco il Pd (che a livello locale, come a Roma, complice il termovalorizzatore, sono ora ‘in guerra’ col M5s), la Lega e, all’opposizione, Fratelli d’Italia.
Per quanto riguarda lo schieramento guidato da Enrico letta, oggi nell’ambito di un’iniziativa elettorale tenutasi a Barletta, a sostegno della candidata Santa Scommegna (alla quale hanno preso parte anche Serracchiani, Messina, e Lacarra), il segretario ha colto l’occasione per ‘serrare le fila’, rilanciando così l’immagine di un partito unito e ‘condiviso’. “I partiti politici sono luoghi in cui si discute – ha infatti esordito Letta – Non siamo il partito del leader, io non sono il padrone del partito come nei partiti di destra. Da noi il capo sono i cittadini e gli elettori”.
Inevitabilmente poi, il discorso è caduto anche sul conflitto in Ucraina, a proposito del quale il segretario ha tenuto a ricordare che “Io sono convinto che il 21 arriveremo in Parlamento e sono convinto che la maggioranza si ricompatterà su un testo condiviso dal governo. Tutti abbiamo la stessa ambizione, quella che l’Italia sia insieme all’Europa determinante per obbligare la Russia a fermarsi e arrivare a una pace. Non credo che nessuno si assumerà la responsabilità di rotture che sarebbero negative. Sarà una prova importante ma sono convinto che ognuno farà la sua parte”.
In qualità di coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani si divide fra le amministrative nel nostro Paese ma, come presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, dalla sede di Strasburgo, segue anche con grande attenzione i ‘lavori’ Ue. Ed oggi, quando è stato annunciato che anche a livello europeo si lavorerà sul salario minimo, il lussemburghese Nicolas Schmit – commissario al Lavoro – ha avuto un’uscita formalmente ‘infelice’ (ma in effetti ‘veritiera‘) quando, davanti a tutti se ne è uscito auspicando che “l’Italia decida di adottare un salario minimo per legge”. Un’affermazione che Antonio Tajani non ha affatto digerito, ed alla quale ha replicato: ”Si è “intromesso nella campagna elettorale in corso per le amministrative”. Questo perché, come è noto, già da diverse settimane, per il M5s Giuseppe Conte sta portando avanti la battagli nel Paese perché si arrivi al salario minimo garantito…
Altro giro, altri concetti ed emozioni, dalla parte opposta, precisamente all’opposizione, dove Giorgia Meloni ha da replicare alle accuse di Salvini, secondo cui, per far correre Fdi da solo in alcuni comuni, avrebbe deciso di rompere il patto siglato con il centrodestra. “A me sembra una lettura un po’ distorta, francamente“, ribatte sentita la Meloni, “Ci sono dei Comuni nei quali Fratelli d’Italia ha fatto una scelta diversa da Lega e Forza Italia, Comuni in cui la Lega ha fatto una scelta diversa e Comuni nei quali Forza Italia ha fatto una scelta diversa. Per cui ora dire che la responsabilità sia solo nostra… Qualcuno mi dica allora di Forza Italia a Verona o della Lega a Messina, perché io sto sostenendo un candidato di Forza Italia e loro hanno fatto un’altra scelta con De Luca. Non mi pare che si possano trattare le questioni così“.
E’ pur vero, ammette la leader di Fdi, che in alcuni casi, “non siamo riusciti per ragioni che sono territoriali, anche di rapporti. Del resto le ragioni territoriali sono complesse: in alcune città non siamo riusciti a trovare una quadra, ma non mi pare per responsabilità di Fratelli d’Italia”. In ogni caso, tiene a rimarcare piuttosto piccata, “consiglio maggiore prudenza in queste dichiarazioni”
Ora, spiega ancora la Meloni, “Noi siamo impegnati in una campagna elettorale. Questa è l’ultima settimana. Mi pare che il centrodestra sia assolutamente in partita, per gli altri non posso dire“. Riguardo poi l’eventualità, come prospettato da molti, che il responso della prossima tornata elettorale possa in qualche modo condizionare o addirittura ‘smontare’ coalizioni o la maggioranza stessa, Giorgia tiene a ricordare che “Diciamo che il terremoto è più facile quando le fondamenta non sono solide“.
Dunque, “si sta insieme per interesse e semplicemente per fare accordi e mantenere poltrone” quindi, avverte Giorgia, “In quei casi è più facile che si crolli alla prima difficoltà. Ma quando, come il centrodestra, al di là delle difficoltà, si sta insieme per compatibilità di visione, è molto più facile mantenere quelle fondamenta solide e, dunque, tenere in piedi il palazzo”
Max