Donald Trump sì ritiro Siria e piano difesa spaziale

Donald Trump conferma il ritiro delle truppe dopo la strage siriana: un meeting per delineare un piano per fuoriuscita dal territorio- Dopo la tragica ennesima pagina nera in Siria che ha visto oltre venti persone morire ad opera di un kamikaze che si è fatto saltare in aria in nome dell’Isis, torna di profonda attualità la decisione da parte di DonaldTrump e della sua amministrazione di proseguire nei tempi prescritti con la fuori uscita dal territorio siriano. Donald Trump da tempo ha chiarito gli americani lasceranno l’area, che è poi tra le più calde di tutto il complesso: i soldati USA sono presenti soprattutto nel Nord-Ovest del Paese a vasta maggioranza curda.
Dopo la rivendicazione dell’Isis dell’attentato condotto da un kamikaze con una cintura esplosiva, il presidente Donald Trump informato dei fatti non ha lasciato trapelare ripensamenti da parte della Casa Bianca sull’annunciato ritiro dei 2.000 militari Usa dispiegati da quattro anni in Siria.
Oltre che nel nord ovest, gli americani sono anche a Manbij con un piccolo contingente, che appoggia il Consiglio e le forze di autodifesa locali. La città è stata strappata alle bandiere nere dai curdi dello Ypg (le forze di mobilitazione popolare), inquadrati nelle Forze democratiche siriane, nell’estate del 2016, dopo essere stata governata per oltre due anni dai jihadisti.
La Turchia chiede però che i curdi si ritirino a Est dell’Eufrate e vuole prendere il controllo della città, come ha già fatto nelle vicine Jarabulus e Al-Bab. Le sorti della città sono pertanto intimamente legate al ritiro americano: un eventuale ripensamento di Trump «sarebbe una vittoria per i terroristi - afferma Erdogan -. Continueremo a colpire l’Isis, perché vogliamo farlo sparire da questi territori».
Il timore di molti è che una volta uscito di scena il principale alleato delle forze Ypg, ovvero gli Usa, Ankara potrebbe scatenare un’offensiva proprio contro di loro, considerate da Erdogan l’emanazione siriana di quegli stessi curdi del Pkk che in Turchia tratta come terroristi.
Intanto il presidente ha avuto un altro incontro al Pentagono, accompagnato dal vicepresidente Mike Pence, dal consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ed alti ufficiali ed esponenti della Difesa per discutere del documento di analisi già richiesto nel 2017, sui nuovi progetti in grado di tutelare gli Stati Uniti, in particolare dai missili ipersonici e missili Cruise della Cina e della Russia, praticamente non intercettabili una volta lanciati. Per seguirne i movimenti si progetta di ricorrere a sensori speciali, ammodernando tecnologie già dispiegate nello spazio.

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