I segreti oscuri di Jackie Chan

"Ero proprio un bello str…o" cosi si è autodefinito Jackie Chan. Far uscire alla ribalta il proprio lato oscuro, e caratteristico delle autobiografie, e di sostanza da i scavare nel proprio passato Jackie Chan ne aveva tanta. Tra gli errori in gioventù, nella lista di Jackie Chan si annoverano: sbronze adolescenziali, frequentazioni al bordello, le corna della moglie e atti di violenza verso il figlio piccolo. Tutto, o quasi, è disponibile in Never Grow Up, ovvero ’Mai crescere’, l’autonarrazione della superstar cinese delle arti marziali da oggi nelle librerie nella versione inglese, tre anni dopo quella in cinese. Un libro che probabilmente farà il botto di vendite durante le festività natalizie, vista la notorietà mondiale di Jackie Chan, ma che non forse farà bene alla reputazione del divo 64enne, già condizionata da degli scheletri presenti nella sua vita privata. “Guidavo ubriaco tutto il tempo. Di giorno distruggevo la mia Porsche, poi alla sera disintegravo una Mercedes”, dichiara l’attore nato e cresciuto a Hong Kong nei favolosi anni Ottanta, quando i produttori delle commedie d’azione che lavoravano nella città-stato lo fecero promuovere da stuntman ad attore principale, con relativo aumento di stipendio. Tutto quello che Chan incassava lo sperperava in "alcol, gioco d’azzardo e donne", con frequente visita ad un bordello e alla squillo Numero 9: "Quel piccolo cubicolo per me era il paradiso". Jackie Chan era già una star in patria quando nel 1995 raggiunse il suo primo enorme successo negli States con Terremoto nel Bronx. Ma mentre la sua carriere attoriale andava a gonfie vele (oggi ha una stella sulla Walk of Fame ed è il sesto attore che guadagna di più al mondo), non si può dire lo stesso di quella privata. Il libro esordisce con i problemi di essere padre e riporta un episodio di violenza nei riguardi del figlio Jaycee, quando questo aveva due anni. In preda alla furia, Chan lo sollevò e lo scaraventò distante, fortunatamente addosso ad una poltrona: “Con la forza che ho usato, poteva essere una cosa molto seria”. Nel 2015 Jaycee ha ricevuto la condanna a sei mesi di carcere dalle forze dell’ordine cinesi per detenzione e spaccio di marjuana e in quel caso Chan, rappresentante dell’assemblea consultiva del Parlamento cinese, ha detto che la punizione doveva fargli bene.

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