Stamane nella Capitale, nellambito del convegno Mobilità In-sostenibile. Obiettivi pubblici e ruolo dei privati per cambiare la situazione delle città italiane, Legambiente ha fornito dati e cifre che purtroppo ben focalizzano il pessimo stato di salute del trasporto pubblico nel paese e, in particolare, a Roma. Intanto va premesso che siamo tutti abituati bene, preferendo di gran lungo lauto piuttosto che i mezzi pubblici. E ogni mattina 2 milioni e 830mila i passeggeri per la rete ferroviaria regionale; 2 milioni e 650mila per la rete metropolitana, animano le 7 città italiane per a campione nelle quali, complessivamente, ben 14 milioni di cittadini usufruiscono del trasporto pubblico locale su gomma. Numeri importanti che non rendono giustizia alla complessità della richiesta, vista anche la continua espansione dei centri urbani. Si viene così a conoscenza che nelle città italiane la lunghezza totale dei chilometri di metropolitane, è inferiore a quella della sola città di Madrid (235 km contro i 291 della città spagnola). Dicevamo il vizio di ricorrere alle auto per gli spostamenti urbani anche a cortissimo raggio. Se infatti (come rivela una ricerca Cdp, Asstra), nel 2014 era l8,1% degli italiani a prendere la macchina, nel 2015 sono diventati l8,3%; di contro, sono diminuiti quanti erano abituati ad usare il trasporto pubblico, passando dal 14,6% del 2014, all11,7% del 2015. Tra i fattori che in qualche modo incidono nella fuga dagli autobus, pesa anche il fatto che il nostro paese vanta il parco mezzi più anziano dEuropa: da noi i mezzi campano mediamente 11,38 anni, rispetto ai 7 anni dellUe. Basterebbe guardare a linee come la Roma-Ostia Lido, o alla Circumvesuviana dove, a causa del crescente degrado e dei tagli, il numero dei passeggeri è diminuito addirittura di oltre il 30%. Come spiega in proposito il vicepresidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini, Le città italiane hanno un drammatico bisogno di rilanciare le diverse forme di mobilità sostenibile per migliorare la vita delle persone e la qualità dellaria. In alcune grandi aree urbane la condizione è davvero di emergenza. Chiediamo al Governo e alle città di avere il coraggio di fare scelte diverse, potenziando e integrando le diverse forme di mobilità urbana: trasporto pubblico e privato, su ferro e su gomma, ciclabile e pedonale, sharing e micromobilità elettrica. Legambiente rinnova quindi lurgenza di rivedere totalmente le politiche nazionali sulla mobilità, privilegiando gli investimenti infrastrutturali, da girare poi ai centri urbani per un vero programma che preveda nuove linee di tram, treni e metropolitane. Quanto poi alla governance, secondo Legambiente è importante che la responsabilità per le strategie, le risorse, i controlli e le gare per il servizio ferroviario regionale e per il Tpl, venga affidata alle città metropolitane. A rendere poi oltremodo complicato ed emergenziale la situazione del trasporto pubblico, soprattutto il fatto che le città metropolitane (dove risiede mediamente il 40% della popolazione italiana), vengono regolarmente ignorate in merito alle decisioni sui trasporti in quanto, le Regioni, decidono sul trasporto ferroviario pendolare, mentre il Tpl (trasporto pubblico locale), è invece gestito separatamente da centinaia di Comuni. E dunque, allo stato dei fatti, senza nessun tipo di comune pianificazione, vi è pochissima chiarezza circa gli obiettivi, i controlli e la liberalizzazione del servizio. Altro capitolo spinoso dicevamo, anche per laltissima densità dei suoi fruitori, è la situazione nella Capitale, a cui Legambiente assegna la maglia nera per la ’mobilità insostenibile’. Qui, dove rispetto alle altre capitale europee siamo nel medioevo in fatto di metropolitane, tram, ferrovie suburbane, e servizi vari, si contano 67 auto ogni 100 abitanti. Un apposito studio afferma che, per giungere a livello delle altri capitale europee, a Roma occorrono almeno 80 anni, e questo la dice lunga. Una situazione caotica che ha visto negli anni diminuire lofferta di trasporto pubblico del 6% dal 2005 al 2015. Come se non bastasse poi, la disastrosa assenza di investimenti, rivela sempre la ricerca condotta Asstra e Cdp, dal 2005 al 2015 si è registrata una riduzione del 13% del parco circolante degli autobus che è passato da 58.307 a 50.576 mezzi in circolazione. Degli aspetti politici della questione, parliamo invece in un altro articolo dedicato allingresso delle nuove piattaforme digitali nel mercato del trasporto pubblico
M.