Milano, 14enne cede alla sfida web del Blackout e si asfissia da solo

Dopo l’assurda diffusione via web del “Blue whale”, molti speravano che giochi devastanti e pericolosi come quello fossero stati sconfitti. Sono invece moltissimi gli adolescenti che continuano a praticare insensate sfide contro se stessi, fino a morire. È conosciuto come ’blackout’, il folle gioco autolesionistico che sembra si stia diffondendo a macchia d’olio tra i più giovani: consiste nel togliersi l’ossigeno fino a svenire, per poi provare l’adrenalina della ripresa. Una pratica diffusa tra gli adolescenti e nel deep web, dove ha già mietuto diverse vittime.
A pagarne le conseguenze con la vita è stato stavolta Igor Maj, conosciuto come il "ragno biondo", 14 anni appena, scalatore, fisico asciutto e agile, una "forza della natura" come lo descrivono adesso disperati e increduli i suoi compagni di montagna. Igor faceva parte dei Ragni di Lecco, un gruppo di appassionati di arrampicata, alpinismo e climbing, un gruppo iscritto al Cai.
Un ragazzo giovane e acerbo, ma che coraggiosissimo sfidava le cime di Lombardia e Piemonte con corde e ramponi, lui che a fine arrampicata si metteva anche a disposizione dei cuccioli, i più piccoli dei ’Ragni’, quelli alle prime armi come lo è stato lui, e giocava con loro e sorrideva.
In questo caso, però, Igor ha preferito trovare l’adrenalina in un altro modo: niente vette da scalare, tutto molto più semplice, tremendo. Bocca e naso tappati, il maledetto ’blackout’.
Per capire davvero che che cosa sia veramente successo a Igor, è necessario leggere il post di Fabio Palma, uno dei suoi compagni dei Ragni di Lecco. C’è la foto di Igor sulle cime, in mano una macchina fotografica, e ancora lui che scala e gli altri che scalano, gente che mangia al bivacco, tende, rocce, sorrisi. Inizia così il messaggio: "Questo è in assoluto il post più triste di tutta la storia della pagina Fb dei Ragni...".

Ne hanno piante e ne piangono di morti gli scalatori: ma quelle hanno sempre la stessa trama, il filo comune di un costone che si stacca, l’appiglio che cede. "Ma niente è paragonabile a quello che ha cominciato a scuoterci fin dal primo istante che l’abbiamo saputo... " . Igor coltivava i suoi sogni nella società Boulder&Co di Agrate, scalava anche con loro, era cresciuto lì. Il sabato e la domenica partiva da casa, a volte col padre, a volte lo passavano a prendere in pulmino e via, imbragatura e su a scarpinare. Chi se lo immagina uno così che prova a accarezzare la morte con il soffocamento spontaneo?

È vero, " queste sfide assurde sono sempre esistite - scrive Palma - ma quelle di oggi sono più subdole, molto più subdole, perché possono compiersi nella stanza della tua casa, in pochi minuti, guidati da video orrendi, criminosi esempi virtuali". Oggi i Ragni saluteranno Igor prima della sua ultima salita in quota.
Nella sala del cimitero di Lambrate ci saranno tanti atleti e decine di ragazzi, gli amici di Igor e due genitori distrutti, papà e mamma che, come spesso accade in questi casi pazzeschi, provano a lenire il dolore peggiore cercando di salvarne altri: "Fate il più possibile per far capire ai vostri figli che possono sempre parlare con voi", è l’appello accorato che i genitori del ragazzo rivolgono agli adolescenti. "Qualunque stronzata gli venga in mente di fare devono saper trovare in voi una sponda, una guida che li aiuti a capire se e quali rischi non hanno valutato. Noi pensiamo di averlo sempre fatto con Igor, eppure non è bastato".
Scrivono ancora i genitori del ragno biondo: "Quindi cercate di fare ancora di più, perché tutti i ragazzi nella loro adolescenza saranno accompagnati dal senso di onnipotenza che se da una parte gli permette di affrontare il mondo, dall’altra può essere fatale". Fatale e beffardo. Come lo sono le mode inquietanti che i ragazzi non fanno uscire dai loro circuiti. Sul web gira di tutto sul blackout: anche piccolo manualetti per una corretta esecuzione del soffocamento. Anche come usare il "giochino" per saltare la scuola, magari nel giorno dell’interrogazione. Oggi Igor a scuola non ci andrà. Nemmeno in montagna. E viene da pensare che le cime, nella loro durezza, sono più leali di certe sfide fatte dentro casa.

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