Il prete che porta i migranti in piscina decide di non rispettare lo sgombero di Prefettura, Comune e Questura

I centri d’accoglienza sono strutture spesso precarie e pericolanti, che però mungono soldi dallo Stato. I centri d’accoglienza gravano sulle nostre spalle e succhiano le nostre tasse. E la notizia ci arriva da Pistoia dove da qualche settimana i problemi di sicurezza al centro di accoglienza di don Massimo Biancalani (località Vicofaro) sono diventati un malditesta per Prefettura e Comune. Due giorni fa la conferma da parte del Comune di Pistoia, che con un’ordinanza ha chiuso definitivamente il centro, ritenuto "non idoneo a ospitare tutti quanti vivono nel centro". Ma Don Biancalani ha spostato tutti i suoi ospiti in chiesa, e senza avvertire i presidi sanitari della Asl competente e nemmeno la Questura. Non pago ha anche iniziato uno sciopero della fame per ottenere ulteriori aiuti pubblici per i migranti. Don Biancalani era salito agli onori delle cronache per la sua vena immigrazionista. Famose le sue iniziative a sostegno degli immigrati, come le gite in piscina per gli ospiti nigeriani della canonica, o la pizzeria del rifugiato e il presepe su un gommone. Ora la sua rabbia è tutta contro la decisione del Comune di Pistoia di chiudere definitivamente la sua struttura. Ieri, alla notifica del decreto di chiusura ha ribattuto: “Sono molto contrariato, perché credo che si potesse trovare una mediazione. Stasera decideremo quale strada intraprendere, certamente ci opporremo ricorrendo al Tar contro il provvedimento e inizieremo un digiuno di protesta contro questo provvedimento”. Ha precisato che gli ospiti sfrattati, una settantina in tutto, sono stati spostati in chiesa “che è grande e dispone di un matroneo molto capiente nel quale potranno trovare posto, senza disturbare le persone che vengono in chiesa”. Ma rimane il problema dei bagni, e per questa irregolarità nelle misure igienico-sanitarie il prete potrebbe trovarsi a rispondere in tribunale. Giuseppe Civati, fondatore del movimento Possibile, accusa di razzismo il Comune: “L’ordinanza che chiude ufficialmente il centro di accoglienza a Vicofaro è la riprova che è in corso una repressione nei confronti di chi non si adegua alla linea disumana del governo. Don Biancalani ha pagato a caro prezzo il suo impegno per l’accoglienza, subendo peraltro attacchi deprecabili da chi dovrebbe occuparsi della sicurezza, come il ministro dell’Interno Salvini. Manifestiamo la nostra vicinanza a don Biancalani: e venerdì saremo a Vicofaro proprio per non lasciarlo solo”.
Sulla chiusura del centro di Vicofaro, anticipata già dalla Prefettura che aveva rilevato problemi di sicurezza, don Biancalani aveva persino scritto una lettera al Papa, nella quale lamentava le offese “indicibili” che ogni giorno riceve e il fatto che “nonostante gli ingenti sforzi economici effettuati per adeguare i nostri ambienti all’accoglienza, tutto questo non è stato considerato sufficiente”, sottolineando che senza la sua struttura queste persone “sarebbero costrette a vivere in condizioni precarie e pericolose”. Il prete inneggia al non rispetto delle leggi, sicuro che difficilmente un tribunale condannerà chi commette abusi nel nome dell’accoglienza ai migranti.


 

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