Strategia e astuzia, queste le due chiavi di lettura che hanno caratterizzato il GP di Ungheria domenica 29 luglio.
Pur essendo un circuito favorevole alle vetture del cavallino, o almeno così ipotizzavano gli esperti, il week end ungherese non è stato così trionfale per la Ferrari e i suoi piloti. Nonostante sia Vettel che Raikkonen si dimostrino molto veloci nelle prove del venerdì, al momento della verità, quando la prestazione è realmente necessaria, non riescono a centrare l’obbiettivo.
A differenza loro, Hamilton e la Mercedes fanno un centro perfetto, già nelle qualifiche del sabato. Certo, sicuramente la pioggia li ha aiutati ma le due frecce d’argento hanno fatto la differenza, sia con Bottas e soprattutto con “The Ham”, che sotto una pioggia torrenziale sale in cattedra e tiene lezione. Kimi e Seb, nel seguente ordine, non possono far altro che accontentarsi della seconda fila e partire guardando gli estrattori delle due W09.
Nella domenica di gara il meteo torna clemente, 32° e il sole che splende in mezzo a un limpido cielo celeste, le condizioni sembrano tornare favorevoli ai “man in red” che hanno voglia di riscattarsi dopo il disastroso week end tedesco. Ad aggiungere pepe alla questione è la “scelta” riguardante la gomma. Infatti, essendoci state le qualifiche sotto l’acqua, non vi è l’obbligo di partire con il treno di pneumatici usato per segnare il tempo. Molteplici variabili ma una sola strategia vincente, la scelta di quale sia la Pirelli giusta da montare è un fattore determinate ai fini della gara.
I due duellanti principali, Seb e Lewis, approcciano per la stessa strategia ma a fasi alterne. Hamilton decide di partire con le ultrasoft per poi far calzare alla sua Mercedes le soft, Vettel invece parte con la gomma gialla per poi mettere le ultrasoft. Sin dalle prime battute di gara si capisce che la sfida è riservata ai due, infatti Rakkionen non protegge in maniera dura sul compagno di casacca durante la partenza e Bottas assume il ruolo di scuderio di Hamilton.
Il pilota inglese vola con le ultrasoft e la sua guida priva di sbavature preserva quella gomma morbida che sembra non usurarsi mai, Vettel con le sue soft rincorre a distanza, alle spalle di Bottas e in quarta poszione Raikkonen sembra andare più forte di Sebastian. Tra il 14esimo e il 15esimo vengono scoperte le prime carte da Ferrari e Mercedes. Rientrano ai Box prima il finlandese del cavallino e poi il finlandese della stella a tre punte, entrambe partiti con ultrasoft decidono di optare per la mescola tinta di giallo, mossi dalla speranza di poter concludere i 70 giri previsti con quei pneumatici.
Vettel ora in seconda posizione cerca di avvicinarsi al rivale inglese, che al 25esimo giro rientra per montare anche lui gomma gialla, la quale non sembra essere così performante per la W09 come per la SF71. The Ham rientra in seconda posizione ed adesso è lui a dover rincorrere.
Il momento della verità arriva al 40esimo giro, Sebastian è rientrato ai box, monta ultrasoft ma i meccanici Ferrari sono lenti, forse troppo. 4.2 secondi, dei quali quasi due in eccesso e Vettel rientra in pista dietro a Bottas, che nel frattempo tocca il manettino magico e infila dalla 38esima alla 40esima tornata, tre giri veloci uno dietro l’altro, mettendosi alle spalle il tedesco. Errore grave per gli uomini vestiti di rosso. Infatti Valtteri lotta, disturba e rallenta Seb e Kimi, al muretto delle frecce d’argento si presenta un’occasione più unica che rara.
In casa Mercedes non impiegano molto tempo a decidere di sacrificare la gara di Bottas, al quale viene chiesto di resistere fino alla fine con quel treno di gomme, mettere un ostacolo tra Hamilton e le Ferrari è fondamentale.
Il finlandese ci prova, non molla, a differenza della carcassa delle sue soft, che al 65esimo giro lo abbandonano. Vettel intuisce immediatamente che lo scudiero Mercedes guida ormai sul sapone e, con un incrocio di traiettoria in curva uno, si prepara per chiudere il sorpasso su Valtteri sulla seconda sinistra del tracciato. La frustrazione di Bottas è tanta, prova a difendersi e i due arrivano al contatto. Così non solo Seb conquista la seconda posizione, ma anche Raikkonen sale virtualmente sul podio.
Nel frattempo anche Ricciardo, dopo essere partito dalle retrovie e aver risalito la china, fiuta le difficolta del secondo uomo Mercedes. Al 68esimo giro l’australiano di casa Red Bull è vicino, ha nel mirino la W09 numero 77 e decide di attaccare sferrando una delle sue staccate all’esterno di curva uno. Valtteri non ci crede, non accetta di perdere anche la quarta piazza e allunga la staccata, ma non riesce a girare e per farlo si deve appoggiare alla RB14 di Ricciardo distruggendogli la fiancata.
Bottas viene subito invitato dai box a cedere la posizione per non incorrere in penalità, ma nel finlandese la delusione è tanta e la frustrazione troppa, non concede più nulla. Taglia il traguardo in quarta posizione per poi scalare quinto a vantaggio di Daniel Ricciardo.
Hamilton conquista indisturbato un’altra vittoria e chiede via radio, al team, di ringraziare il proprio compagno di squadra, durante il giro d’onore. Vettel si trova ora a 24 lunghezze da Hamilton e, probabilmente trascorrerà la pausa estiva con l’amaro in bocca di chi ha perso la leadership del mondiale, in sole due gare.


 

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