Coldiretti, via al convegno: “Attenti al lupo!”, come ai tempi di San Francesco

“I lupi sono importanti per la biodiversità? Allora recintiamoli. Così vivono meglio sia loro che noi. Il mondo agricolo non può più sostenere l’impatto di tali animali”. Ancora: “Finora è andata tutto sommato bene, perché hanno attaccato soltanto il bestiame, ma mi chiedo cosa accadrà quando attaccheranno gli uomini, magari un bambino, e succederà purtroppo”. Quando con queste parole, nel convegno dall’eloquente tema “Attenti al lupo!”, organizzato il 19 giugno a Itri dalla Coldiretti, è intervenuto il presidente regionale dell’organizzazione agricola, David Granieri, in una sala dove la tensione era altissima si è levata un’ovazione. Un centinaio di allevatori presenti ha applaudito con forza. Il dibattito del resto era su un problema che può apparire d’altri tempi, ma che in un territorio come il sud pontino, che al pari di altre zone d’Italia registra ancora un notevole numero di pastori con bestiame allevato allo stato brado, è attuale e riporta a vecchie paure, all’atavica battaglia tra uomo e lupo.Formia, Spigno Saturnia, i lupi sono tornati in buon numero da anni. E nel Lazio non sono i soli, essendo ormai nuovamente una presenza costante anche nei parchi di Veio, dei Castelli Romani, a Castel di Guido, sui Monti della Tolfa, sui Lepini e in diverse zone della provincia di Frosinone e dell’alto Lazio. Una specie protetta dal 1971, che era ridotta ad appena 160 esemplari tra l’Abruzzo e le zone limitrofe e che le ultime stime indicano in circa 2600 esemplari.


 

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